Presentazione

Il percorso che conduce alla progettazione di un corso di laurea magistrale dedicato ai temi della
rivoluzione verde e della visione circolare, nel settore industriale-manifatturiero, costituisce il
coronamento di un ciclo didattico sulla sede di Latina, dedicato alle tematiche della sicurezza e della
sostenibilità, della transizione verso modelli di sviluppo industriale sostenibile.
Come precisato indicato nell’analisi condotta dall’Osservatorio Imprese Facoltà di Ingegneria Civile e
Industriale, Sapienza Università di Roma (“Industria Italia. Ce la faremo se saremo intraprendenti
https://www.editricesapienza.it/sites/default/files/6010_Gallo_Industria..., 2020), a partire dal
2009 si sono susseguite numerose iniziative di supporto allo sviluppo industriale (es. MISE Industria
2015 e Piano di Innovazione Industriale “Made in Italy”, MIUR Cluster Tecnologici Nazionali e la
Fabbrica Intelligente). Elemento comune di tali iniziative l’intuizione del ruolo che l’università, nelle
sue tre missioni, può giocare insieme ad imprese ed operatori dell’innovazione, secondo un
modello economico-gestionale di “economica della conoscenza”. Esempio di tale ruolo propulsivo
e di crescita industriale, a fine 2016, è l’adozione del Piano Nazionale Industria 4.0 con il quale ha
individuato nove tecnologie abilitanti (da Advanced Manufacturing, a Augmented reality e digitalization,
a Industrial IoT e Data intelligence) ed ha spinto gli investimenti in innovazione, con l’obiettivo diretto di
ammodernamento del tessuto produttivo attraverso una spinta al cambio di paradigma tecnologico e
gestionale. I risultati della sequenza dei sistemi di incentivazione, che si sono accompagnati ai
dispostivi di pianificazione industriale, nel decennio 2009-2019 è la risalita degli investimenti, che nel
complesso configura un recupero solo parziale rispetto alle dimensioni della contrazione registrata
negli anni di crisi, e riguarda pressoché tutte le componenti ovvero gli investimenti in beni strumentali
(2009-2010 e post 2015), che hanno beneficiato degli incentivi fiscali legati al Piano nazionale Industria
4.0 per l’acquisto di questa tipologia di beni (super-ammortamento) e dell’introduzione di quelli per la
spesa in attività innovative (iper-ammortamento). Il nuovo paradigma emergente, al termine del
decennio in esame, immagina l’implementazione del modello di economia circolare anche al settore
manifatturiero e nello specifico dei beni strumentali. Dalla condivisione di beni, al recupero funzionale
(riparazione, ri-uso, aumento di funzionalità, ricostruzione), al riciclo e recupero energetico, il nuovo
modello incide sulla creazione di valore e impone un nuovo panorama tecnologico. Quei beni
strumentali destinati al consumo in un’economia lineare, in questa nuova visione diventano strumenti
attraverso i quali offrire un servizio, come tali la loro evoluzione tecnologica dovrà tendere alla
durevolezza del bene, al suo possibile riutilizzo attraverso riconfigurazioni, alla riparabilità e
rigenerazione.
Elementi chiave di tale strategia sono stati: la convenzione di organizzazione e tecnologia attraverso la
penetrazione di tecnologie digitali; l’upgrading qualitativo (di prodotto) con maggiore valore aggiunto
dimostrato dal numero di domande di brevetto (preso ad indice della capacità di trasferimento
tecnologico dei risultati della ricerca industriale); nei beni strumentali, quali meta-strumenti, la
riconfigurabilità e l’implementazione di nuove tecnologie (i.e. ICT); l’integrazione con tecnologie
dedicate all’efficienza energetica, alla sostenibilità ed attraverso la fertilizzazione con soluzioni
meccatroniche ed adattroniche volte ad aumentare la flessibilità e la user-friendliness.
Un ultimo fattore, infine, è relativo a quel capitale umano che è in grado di spingere lo sviluppo,
l’innovazione continua di prodotto e l’integrazione tecnologica. Su questo fronte gli ultimi dieci hanno
visto una crescita costante del posizionamento delle università italiane (nelle discipline di interesse) in
ogni classifica mondiale. Questo elemento a supporto della correlazione tra recupero di produttività (e
quindi competitività) ed il già ricordato ri-orientamento strategico dei prodotti/servizi.
La Facoltà di Ingegneria Civile e Industriale ha una consolidata esperienza pregressa in percorsi
formativi sui temi della rivoluzione verde e della visione circolare nel settore industriale-manifatturiero,
che si sostanziano nella cultura ingegneristica legata alle tematiche verdi e della sostenibilità.
La scelta di concepire un percorso formativo unico per modalità di organizzazione dei contenuti e per
obiettivi generali e specifici, consente di tradurre gli ambiti delle tecnologie verdi nel contesto
industriale-manifatturiero attraverso un progetto multiculturale dove i riferimenti disciplinari sono quelli
propri dell’Ingegneria industriale, dell’Ingegneria chimica, dell’Ingegneria ambientale e dell’Ingegneria
della sicurezza. In tale contesto, l’istituzione di un nuovo corso di laurea magistrale LM26 in Green
Industrial Engineering for Sustainable Development, scaturisce da una esplicita richiesta dei portatori di
interesse e costituisce un riferimento unico sul territorio nazionale in risposta all’esigenza di
competenza tecnico-ingegneristica nell’ambito dell’ingegneria industriale green. Tale corso
rappresenta, quindi, un potenziamento dell’offerta formativa, in ottemperanza a quanto richiesto, in
termini di nuove competenze, dal PNRR per formare un profilo professionale in grado di operare in
contesti e sistemi complessi per l’implementazione del modello di economia circolare che sollecita i
temi della condivisione di beni, del recupero funzionale (riparazione, ri-uso, aumento di funzionalità,
ricostruzione), del riciclo e del recupero energetico con l’obiettivo di creare valore e imporre
conseguentemente un nuovo panorama tecnologico. Per questo motivo il progetto formativo è
sviluppato, in modo assolutamente originale, con attività caratterizzanti la classe dell’ingegneria
industriale negli ambiti dell’ingegneria chimica, dell’ingegneria elettrica, dell’ingegneria energetica e
dell’ingegneria della sicurezza e protezione industriale e della classe dell’ingegneria ambientale, oltre
che da contributi nell’area dell’ingegneria dell’informazione e dell’area giuridico-economica.
Il corso di laurea magistrale in Green Industrial Engineering for Sustainable Development, è progettato
superando le tradizionali e rigide divisioni dell'Ingegneria nei settori ambientale, industriale e
dell'informazione, per rispondere alla "trasversalità" delle competenze richieste nella soluzione dei temi
della circolarità e sostenibilità nei processi e prodotti industriali coniugando un solido approccio
metodologico con una formazione largamente interdisciplinare. Questa viene assicurata non solo da un
cospicuo numero di crediti nei settori scientifico disciplinari comuni alle due classi ingegneristiche di
riferimento, ma allargando ancora la preparazione attraverso discipline affini.
Il corso di laurea magistrale in Green Industrial Engineering for Sustainable Development rappresenta,
quindi, una proposta formativa assolutamente innovativa a livello nazionale e internazionale, e
attualmente ancora unico per completezza di contenuti sul tema dell’ingegneria della meccanica verde
e della sostenibilità industriale, proponendo la formazione di laureati magistrali con un profilo
professionale mirato all'identificazione di metodi di progettazione ed analisi di processi ed impianti
industriali e tecnologie di gestione degli stessi con un approccio sostenibile.
Il laureato magistrale in Green Industrial Engineering for Sustainable Development possiede gli
strumenti metodologici ed operativi idonei ad individuare e attuare l’insieme di soluzioni tecniche,
impiantistiche, sistemiche per garantire processi industriali che coniughino le esigenze di produzione
con il modello di sviluppo sostenibile.
I contenuti formativi del Corso di laurea magistrale, attualizzati alla richiesta di professionalità
specificamente dedicata alla gestione green degli impianti nell’ambito tecnico-ingegneristico, che
evolve rapidamente verso la progettazione sostenibile, superano l'approccio tradizionale per proporre
un approccio “contemporaneo e forte delle esperienze maturate nel settore” basato su analisi
previsionali degli scenari operativi, con conseguente ottimizzazione dei processi in tutte le fasi di
attività, dalla progettazione, all'esecuzione, all'esercizio, al monitoraggio e al controllo.
Oltre che alle basi culturali classiche dell'Ingegneria gli obiettivi formativi di tale corso si ispirano anche
ai principi di base e ai criteri regolatori delle direttive e norme che negli ultimi anni hanno rinnovato il
quadro delle aspettative della collettività in materia di sviluppo sostenibile dei processi in ambito
industriale.